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L’arresto di Lula e gli artigli dell’imperialismo sull’America Latina

Non è bastato il golpe giudiziario e istituzionale che ha portato alla destituzione della legittima presidente brasiliana Dilma Rousseff e alla sua sostituzione con uno degli esponenti più reazionari e corrotti della classe politica brasiliana.

Ora le oligarchie economiche e gli ambienti della destra brasiliana hanno ottenuto anche l’arresto dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva proprio quando l’ex leader operaio era dato da tutti i sondaggi come il potenziale vincitore delle prossime elezioni presidenziali alla testa del Partito dei Lavoratori.

L’enorme e determinata folla che per giorni ha manifestato contro l’arresto di Lula per corruzione e che lo ha accompagnato in trionfo fino al momento della consegna alle autorità, chiarisce molto bene qual è l’oggetto del contendere.

Non di questioni giudiziarie si tratta. Il leader della sinistra brasiliana è vittima dell’ennesima manovra dell’imperialismo statunitense e delle mire dell’oligarchia brasiliana che, non riuscendo a prevalere politicamente, utilizzano una ormai ampiamente sperimentata strategia golpista che utilizza gli apparati giudiziari e dello Stato.

Si tratta della stessa trama golpista, manovrata da Washington, che come detto ha già portato all’esclusione di Dilma Rousseff in Brasile, ma che da anni sta operando in tutto il sub continente latinoamericano, fin dalla defenestrazione del presidente Manuel Zelaya in Honduras nel 2009 ad opera dei militari e della destra, passando per la rimozione del presidente Fernando Lugo in Paraguay nel 2012, per tornare allo stravolgimento delle elezioni in Honduras nel dicembre scorso.

In Brasile non sempre i governi di centrosinistra guidati dal PT non sono andati fino in fondo con le riforme promesse, ma il regime politico affermatosi dopo il golpe giudiziario e istituzionale contro Dilma Rousseff è animato dal liberismo e dall’autoritarismo più biechi, nemici delle classi popolari e dei loro interessi. Il mandato di arresto spiccato dalla magistratura nei confronti di Lula non si poggia su alcun serio impianto accusatorio, e mira esclusivamente ad impedire che il leader del Partito dei Lavoratori possa conquistare la presidenza del Brasile e bloccare le controriforme dettate dall’oligarchia, dalle classi sociali medio alte e dall’amministrazione statunitense che da tempo cercano di recuperare il pieno controllo sull’ex cortile di casa.

Gli ambienti reazionari e le elites brasiliane – gli stessi che sono da considerare i mandanti dell’omicidio dell’attivista socialista Marielle Franco - non hanno mai tollerato le politiche solidali e redistributive che intaccavano i loro interessi e il loro predominio, gestite dai governi a guida PT ed in particolar modo dagli esecutivi guidati da Lula. Ed ora, attraverso la magistratura e i media, le oligarchie e i loro padroni di Washington si prendono la loro vendetta.

Milioni di lavoratori e di poveri brasiliani scesi nelle strade negli ultimi giorni meritano la mobilitazione e la solidarietà di tutte le forze realmente progressiste e antimperialiste.

Rete dei Comunisti

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