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Roma 7 aprile: '60 anni di Ue: dal mercato unico al Polo Imperialista'

Il processo d’integrazione europeo come costruzione delle classi dominanti 

La ricorrenza del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, con la costituzione della CEE e l’avvio del processo di integrazione europea,  rappresenta sotto più aspetti un’occasione  per un confronto sul significato di una vicenda storica che è espressione continentale tanto del confronto Est-Ovest post conflitto bellico, quanto della relazione di confronto/scontro tra borghesie nazionali, fino a  giungere agli approdi contemporanei di un’area/polo in ormai dichiarata competizione inter-imperialistica su scala globale.

 Riteniamo dunque quanto mai opportuno sottoporre a discussione la vicenda dell’integrazione europea attraverso una lettura ed interpretazione materialistica che  ne consenta l’emersione dei connotati classisti presenti strutturalmente sin dalla sua costituzione.

Un’indagine da svolgere al di fuori della cortina retorica sul ruolo progressivo svolto dal processo di integrazione europeo, dell’afflato all’unione di popoli provenienti da una storia comune, della garanzia di non belligeranza per i paesi partecipanti: una narrazione divenuta parte dell’interpretazione e del giudizio storico-politico corrente e costantemente riproposto a copertura ideologica della sua reale natura. Lettura in cui la sinistra è rimasta non solo irretita per decenni, anche per ragioni di primogenitura in epoca moderna Spinelli/Rossi, ma che ha concorso a delimitarne lo spazio di manovra politica nel contesto delle relazioni Nord-Atlantiche.

Ripercorre l’intero quadro di relazioni che accompagnano il processo di integrazione - dall’area di libero scambio, all’unione economica e monetaria, passando per l’unione doganale e il mercato unico -  è impresa  che  esula dai propositi del dibattito, il cui intento è volto ad individuare il ruolo nelle dinamiche, diremmo oggi, globali svolte dal processo di integrazione europeo: da prima linea dello scontro tra sistemi alternativi, alla sua progressiva autonomizzazione come costruzione sovra-nazionale in competizione per la conquista dei propri spazi egemonici.

Il modellarsi del processo di integrazione europea fino all’attuale U.E., all’interno del processo sociale ed economica di sviluppo e trasformazione delle forze produttive su scala globale, ci pone di fronte ad un risultato assolutamente originale: il proporsi sulla scena mondiale di un soggetto plurinazionale con una indubbia capacità attrattiva che ne ha  consentito l’estensione sistematica, almeno fino al recente pronunciamento popolare di fuoriuscita da parte della Gran Bretagna , dotato di un mercato interno di 400 milioni di persone e con una valuta l’Euro comune a 19 paesi membri, seconda moneta nel FMI per i cosiddetti “diritti speciali di prelievo”

Il cambio di prospettiva del processo di integrazione apertosi con la fine dell’esperienza dei paesi socialisti ad Est e  l’annessione della Germania Democratica da parte della Germania Federale, costituisce un punto di svolta in cui l’affermazione della Germania riunificata come incontrastata potenza economica continentale ha modificato non solo i confini geo-politici della sua influenza, ma con gli accordi di Maastricht (1992) e l’adozione dell’Euro (2002), irrompendo negli assetti del mondo unipolare ad egemonia USA, ha  riconfigurato l’Unione Europea come polo della competizione inter-imperialista.

La più grande crisi con caratteristiche sistemiche, avviatasi nel 2008 e tuttora in corso,  dell’intera epoca capitalistica, trasferitasi ai paesi PIIGS dell’Unione Europea nelle forme della crisi del debito, ha indubbiamente messo in evidenza una notevole resilienza dell’impianto della U.E., paradossalmente rafforzandone la strutturazione gerarchica interna e garantendone la tenuta della governance.

 Alla sfida politica della Brexit, il nucleo di comando Franco-Tedesco, apprestandosi ad utilizzare le celebrazioni del 60° anniversario dei Trattati di Roma, risponde con una accelerazione ulteriore dei processi di integrazione, a partire dall’ambito militare, a cui i paesi di “seconda fascia” vengono chiamati a rispondere, con espliciti riferimenti alla “difesa degli interessi” della U.E…

Insomma, la vicenda della U.E. si impone come costruzione classista, organica espressione degli interessi di una borghesia europea che per lo sviluppo delle forze produttive imposto dalla competizione su scala globale non può prescindere dalla dimensione continentale. Un processo tutt’altro che lineare e denso di contraddizioni, rappresentato spesso sulla soglia dell’implosione, ma che rivela la dinamicità degli interessi materiali di cui è portatore: l’Unione Europea come espressione del dominio di classe, di questo riteniamo importante discutere, squarciando il velo della mistificazione ideologica del progetto di integrazione europeo.

 

DIBATTITO PUBBLICO

VENERDI’ 7 APRILE DALLE ORE 17,00 C/O SALA GALILEI IN VIA GALILEI 53 (fermata metro Manzoni) 

INTRODUZIONE A CURA DELLA RETE DEI COMUNISTI DI ROMA

INTERVENGONO : DOMENICO MORO ( SAGGISTA SOCIO-ECONOMICO)

                  GIORGIO GATTEI ( STORICO DELL’ECONOMIA)

                   MARCO SANTOPADRE ( RETE DEI COMUNISTI)

                SONO INVITATI: PCI, PRC, MILITANT, USB, EUROSTOP

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