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Eurostop è in campo, nonostante Minniti

Nonostante le condizioni che definire ‘totalmente avverse’ è eufemistico, oggi la Piattaforma Sociale Eurostop ha segnato un importante punto politico, riuscendo a portare in piazza a Roma alcune migliaia di manifestanti

per dire No all’Unione Europea, all’Euro, alla Nato, al nascente esercito europeo, alla spirale repressiva che colpisce chi dissente e chi protesta e che criminalizza i migranti che scappano da guerre e situazioni d’instabilità spesso create con il contributo destabilizzante di Bruxelles.
Di fatto, per partecipazione e chiarezza degli obiettivi, la manifestazione convocata da Eurostop e alla quale hanno aderito numerose realtà politiche, sindacali, sociali e di movimento, ha rappresentato l’unico vero momento di denuncia e di lotta nei confronti del carattere reazionario dell’Unione Europea.
Il successo della manifestazione di Eurostop dimostra che è possibile e necessario, a partire da posizioni internazionaliste e di classe, condurre una battaglia larga e popolare contro il polo imperialista europeo che costituisca al tempo stesso un argine al montare delle organizzazioni xenofobe e neofasciste che strumentalizzano la lotta contro l’Ue senza in realtà metterla realmente in discussione come dimostrano le parole d’ordine parziali delle manifestazioni ‘sovraniste’ di oggi e il loro sostanziale flop.
Se la manifestazione di Eurostop è riuscita ad arrivare in fondo al percorso prestabilito è merito della determinazione, della lucidità e della fermezza degli organizzatori e dei partecipanti, che hanno in ogni momento respinto le continue provocazioni delle forze dell’ordine.
La Questura e il Ministero degli Interni hanno provato in tutti i modi a tentare di far saltare la manifestazione: prima una settimana di propaganda battente sul ‘pericolo black bloc’; poi le intimidazioni nel quartiere di Testaccio che ha convinto – di fatto costretto – i commercianti a rimanere chiusi e gli abitanti a rinchiudersi nelle loro case; poi i ‘fermi preventivi’, poi ancora il sequestro di circa 120 manifestanti che tentavano di raggiungere Roma dal Piemonte e dal Veneto e che sono invece stati dirottati in una caserma alle porte della metropoli e lì trattenuti per tutto il pomeriggio impedendogli di fatto di partecipare alla manifestazione. Per stessa ammissione della Questura oggi le decine di “fogli di via” spiccati contro altrettanti manifestanti sono stati giustificati da “motivi ideologici” e non perché i fermati avessero commossero qualche reato o detenessero “materiali pericolosi” come inizialmente affermato. Infine, quando la testa del corteo aveva da tempo raggiunto Piazza Bocca della Verità, centinaia di celerini coadiuvati dalle camionette blindate e dagli idranti hanno spaccato la manifestazione in due, isolando e cincordando in maniera completamente ingiustificata la coda composta da un migliaio di manifestanti, impossibilitati a proseguire per quasi un’ora. La determinazione dei manifestanti ha permesso che la provocazione della polizia fosse respinta e che il corteo potesse giungere nella sua interezza fino alla fine del suo percorso.
Quella di oggi è una giornata da ricordare. L’opposizione popolare all’Unione Europea, all’Euro e alla Nato è in campo, le classi popolari e il movimento dei lavoratori non hanno nulla da festeggiare.

 

Rete dei Comunisti

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