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Elezioni in Turchia: da Gezy alla sconfitta di Erdogan. intervista a Bahar Kimyongur



Pubblichiamo un intervista a Bahar Kimyongur, scrittore di origini turche-siriane-belghe, archeologo, militante per la pace ed antimperialista, social media attivista, profondo conoscitore delle questioni medio-orientali e della Turchia. 

Lo abbiamo raggiunto nella sua Bruxelles poco dopo le elezioni in Turchia. Quello che segue è la trascrizione della video-intervista in francese realizzata il 9 maggio 2015. Il video integrale con sottotitoli in italiano sarà pubblicato a breve. Abbiamo cercato di focalizzare l'intervista essenzialmente alcune questioni che abbiamo ritenuto principali. Altre giocoforza sono rimaste fuori. Questo non impedisce ovviamente di ritornarci sopra a breve. Come sul problema dell'islamizzazione della Turchia. A noi però preme soprattuto cercare di mettere in dialettica quanto emerge da questa intervista con altre realtà italiane e non che stanno correttamente individuando nella Turchia uno degli scenari di resistenza all'imperialismo più avanzati. Consapevoli che portiamo una grande responsabilità, come comunisti, nel continuare a sottovalutare lo sviluppo della lotta di classe in Turchia e l'inevitabile ondata repressiva sempre più radicale che si sta abbattendo sul movimento popolare turco. (...)


D. Ti chiediamo una tua valutazione complessiva sui risultati elettorali delle elezioni del 7 Giugno

R. Le elezioni legislative che si sono svolte il 7 giugno scorso sono sfociate in una sconfitta cocente per il Partito al potere, l'AKP (Partito per la giustizia e lo sviluppo). E' una sconfitta tanto grave che il presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan é sparito dalla circolazione. Eravamo abituati a sentirlo parlare ad ogni ora, ad ogni minuto. Dall'esito finale delle elezioni non lo abbiamo più visto. Questo per dire a quale punto sia stato segnato da questa inattesa sconfitta.
Penso innanzitutto che sia una buona cosa, una buona cosa che l'AKP si sia indebolito anche se resta il Partito dominante che ha ottenuto più del 40 per cento dei consensi ma dall'altra parte il 60 per cento degli elettori ha espresso chiaramente il rigetto nei confronti del regime esistente.
Parlo di Regime perché Erdogan voleva presidendializzare il sistema cioè assicurarsi tutta la vita politica in Turchia; cosa che la Costituzione attuale non gli permette.
In effetti la grande sorpresa di questo scrutinio è rappresentato da un forza progressista che possiamo definire di sinistra che è il Partito Democratico dei Popolo (HDP). Partito che ha un substrato politico chiaramente pro-curdo ma che è riuscito a trascinare con se con sé un gran numero di partiti di sinistra, ecologisti, femministi..
Questa formazione per la prima volta è riuscita superare lo sbarramento elettorale del 10 per cento che era stato imposto dalla Giunta militare del Generale Kenan Evren con il colpo di Stato del 12 settembre 1980. HDP ha superato lo sbarramento in maniera forte ottenendo il 13 per cento dei voti ed 80 deputati all'Assemblea Nazionale.
E' una grossa sconfitta per l'AKP perché non si aspettavano che questo piccolo partito potesse superare questa barriera "invalidabile" del 10 per cento. AKP è ora obbligato a mediare con le altre forze politiche del paese.
Detto dell'HDP e dell'AKP c'è il Partito Repubblicano del Popolo (CHP) che é piuttosto di tendenza socialdemocratica, giacobina di tendenza Kemalista beninteso. E' il secondo Partito al potere. Dopo di lui c'è MHP, il Partito fascista (Partito di azione nazionalista i) figlio del colonnello Alparslan Turkes, noto fascista deceduto da tempo.
Ora questi 4 Partiti dovranno o intendersi oppure non intendersi. Ciò vuol dire che se in 45 giorni non emergerà un governo di coalizione, nessun governo di maggioranza è possibile, il Presidente (Erdogan) dovrà sciogliere l'Assemblea nazionale e convocare nuove elezioni.

Comunque sia per le forze rivoluzionarie questa è una tappa significativa. E' prima di tutto un indicatore. Un indicatore che ci dice che la popolazione turca nel suo insieme non è d'accordo con il programma politico reazionario di R. T.Erdogan.
Ha perso su numerose questioni.
Erdogan ha perso sulla questione della disoccupazione
Erdogan ha perso sulla questione siriana: il capo dei servizi di intelligence di Erdogan, Akan Fidan, parla di 2000 camion, per essere precisi, inviati ai terroristi in Siria. Ci sono immagini che provano le collusioni incredibili dei servizi segreti turchi con questi gruppi terroristi barbarici.
Ci sono video di perquisizioni operate dalla Gendarmeria su tre camion diretti verso la Siria che trasportavano un vero e proprio arsenale. Questi tre camion rappresentano solo un piccolo campione. Il volume di trasferimento di armi è molto più importante ed imponente.
Questo è stato un punto veramente decisivo nella perdita di fiducia di una parte dell'elettorato turco nei confronti di Erdogan. 
Inoltre c'è questa volontà di egemonia che ha disturbato più di un cittadino turco. Questa arroganza caratteristica di Erdogan non piace a tutti vi compreso il centro conservatore.
Un certo numero di persone, imbevuti di religione e che credevano nel progetto di Erdogan, hanno comunque avvertito una certa qual attitudine opprimente verso il popolo. Cosa è questo, chi è questo uomo? Far parte di una religione dove il profeta mangiava datteri, si nutriva di datteri e allo stesso tempo farsi costruire un palazzo imperiale con 800 camere che è costato più di 500 milioni di Euro. 
Costruire le più grandi autostrade, costruire sempre qualcosa di più grande. Tutta una propaganda infarcita di bugie. Durante il suo mandato Davutoglu (il primo ministro in carica che aveva promesso di dimettersi se l'AKP non avesse raggiunto i 400 seggi all'Assemblea nazionale) non ha smesso durante il suo mandato di dire che la Turchia ha costruito i suoi aerei. Una bugia tanto grossa quanto plateale. C'è stato una sorta di mito costruito attorno al genio dell'AKP, alla sua febbre di grande costruttore. Si sono dati questa immagine: di una nuova Turchia offensiva ed in via di sviluppo. Le cifre oggi ci dicono che è vero esattamente l'opposto. La crescita dell'undici per cento di cui si poteva vantare il governo 4 anni fa è sparita gli investimenti sono crollati. Oggi, piuttosto, è la recessione.

Inoltre dobbiamo tenere conto degli incidenti sul lavoro (Non solo Soma…).
Dobbiamo terne conto della condizione del proletariato e degli operai che non sono cambiate di una virgola.
I sacchi di carbone distrubuiti ai poveri, per guadagnare voti, da parte dell'AKP non ha funzionato questa volta almeno nella misura sperata dal regime. Il clientelismo ha funzionato fino ad un certo limite. Perché non tutti possono beneficiare di questi rapporti clientelari.
Risultato? AKP ha perso circa 3 milioni di voti rispetto agli scrutini precedenti, una vera e propria sconfitta.
Anche se molti all'estero molti pensano che il 40 per cento in mano all'AKP sia qualcosa di enorme. In effetti è una cifra considerevole. Ma dobbiamo terne contro del 60 per cento che non ha votato per lui e dei milioni di altri, anche se non ho i dati precisi, che non hanno votato per il rigetto del sistema in sé. Gobalmente possiamo affermare che il tasso di partecipazione a queste elezioni è stato molto elevato. Questo sì.

Dunque penso che la sinistra italiana, i comunisti in Italia, i progressisti, possono gioire di questa sconfitta dell'AKP e della partecipazione alla vita politica di un Partito come l'HDP.

Ma siamo ancora lontani dal presentare il conto. Siamo ancora lontani dal progetto di trasformazione sociale e politica del paese.
Qui non dobbiamo farci illusioni. Io stesso sono perseguitato da quasi 15 anni dal regime di Ankara. Una persecuzione iniziata prima che l'AKP arrivasse al potere. Oggi non ho alcuna garanzia sulla mia sicurezza personale con o senza AKP (infatti Bahar verrà arrestato 4 giorni dopo dopo questa intervista dalla polizia greca su un mandato dell'Interpol richiesto a dalla Turchia e tenuto in custodia per qualche ora e poi fortunatamente rilasciato).
Il Sistema è ben saldo, con i suoi sistemi di sicurezza e repressione che dimorano intatti al momento. Potranno esserci dei cambiamenti ma saranno solo operazioni inevitabilmente cosmetiche. Perché il Sistema non è pronto a rimettersi in discussione e ad auto-dissolversi: sarebbe una cosa senza senso.
Possiamo sperare che alcuni organi dello Stato possano essere co-diretti. Organi dove AKP era predominante da oggi non potrà più decidere da solo. Ciò non vuol dire che avremmo diritto ad una radicalizzazione democratica...
Nonostante HDP abbia ottenuto il 13 per cento non abbiamo nessuna garanzia che svilupperà un programma economico e sociale all'altezza. Non ho sentito HDP chiedere l'uscita della Turchia da un organizzazione criminale come la NATO. Penso che la questione della guerra sia fondamentale.
HDP ha sì evocato la questione guerra ma c'è un gran cammino da fare ed un grande scarto tra le intenzioni e la pratica. Dunque aspettiamo e vediamo. Vediamo che succede a questo paese. Le sorprese sono da attendere, questo è sicuro. Perché queste elezioni non cambieranno fondamentalmente la situazione. Attualmente ci sono state una serie di fabbriche in sciopero sopratutto nel settore automobilistico: Oyak-Renault, Ford-Otosan, Tofas (una joint venture con la Fiat). Quindi possiamo aspettarci che il movimento sociale possa proseguire nonostante la presenza di gente di sinistra al governo. Quindi questione da seguire anche qui ma niente ebbrezza del successo! Il cammino verso una trasformazione rivoluzionaria della Turchia è ancora molto lungo.

D. Hai parlato dell'HDP come di una forza di sinistra pro-curda, sarebbe sbagliato definirla più compiutamente come una forza di sinistra pro-PKK?

R. In effetti l'HDP non ha mai fatto mistero circa la sua intenzione di restaurare il posto del PKK all'interno società turca né il suo progetto di autonomia. La chiave di volta di questo partito (HDP) è stato il PKK così come Sinn Féin lo è stato per l'IRA o Batasuna per l'ETA. Li non ci sono segreti, non ce lo nascondiamo. D'altronde nel loro programma la questione della liberazione del leader del PKK Abdullah Ocalan è al primo posto delle rivendicazioni. Ma questo è un loro legittimo diritto. Anche se non condivido giocoforza il programma riformista di questo Partito in ogni caso va riconosciuto che è un reale, un vero alleato del popolo anche se il suo programma evoca qualche dubbio a riguardo della possibilità e soprattutto della volontà di realizzare quello che si enuncia. Dunque anche qui aspettiamo e vediamo.


D. Il Movimento di Gezy del 2013 ha in qualche modo segnato la sconfitta di Erdogan?

R. Gezy è veramente la rottura nella storia politica dell'AKP. E' il momento in cui il popolo ha rotto le ali del regime di Erdogan ha aperto la prospettiva di cambiamento politico in Turchia.
Perché era la prima volta nella società turca, dall'avvento al potere di Erdogan, che si vedeva un ventaglio così largo di movimenti popolari, di Partiti politici, di semplici individui, di intellettuali alcuni anche piuttosto liberali mobilitati. Ma sono state essenzialmente le forze rivoluzionarie che hanno mobilitato e che si sono alleate a frange della popolazione che non erano portate giocoforza, per natura, alla lotta radicale e allo scontro di piazza.
In quella situazione l'attitudine del governo è stata intransigente, repressiva ed anche barbarica con oltre 10000 (diecimila) feriti gravi, con perdita degli occhi, delle gambe, menomazioni permanenti, perdita della memoria, persone totalmente sfigurate. Senza dimenticare ovviamente la decina di giovani uccisi.
Inoltre la censura, il terrorismo di Stato, la criminalizzazione attraverso i discorsi di Erdogan grazie ai canali mediatici in suo possesso. Tutto questo ha contribuito enormemente alla presa di coscienza della popolazione ed ha fatto germogliare l'idea del rovesciamento del regime.. Oggi se l'HDP è riuscito a guadagnarsi posizioni (compreso nell'Ovest del paese e nelle metropoli) è grazie a Gezy. Esiste un immagine dentro le manifestazioni di Gezy (vedere foto 1 allegata all'articolo) che vede una giovane donna che regge la bandiera con l'effige di Kemal Ataturk mano nella mano con un giovane uomo che regge la bandiera pro-curda. Un immagine forte perché era inimmaginabile. Vedere dei nazionalisti turchi e curdi mano nella mano è qualcosa che ha scaldato il cuore a molti. E questo è stato postille grazie a Gezy. Perché finalmente ci siamo resi conto che avevamo più punti in comune che differenze.
Divided we fall, united we stand.

Intervista a cura di Area Globale

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