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Le 'metropoli nella competizione globale'. Riprendiamo il confronto

Mercoledi 21 febbraio a Roma (Hub Impact ore 16.30) ci sarà un dibattito pubblico.

L’attenzione della Rete dei Comunisti sulla funzione dei territori metropolitani nei processi di valorizzazione capitalista non è certo una novità: dal forum del 2012 “La metropoli come Merce” con al centro la dimensione globale assunta dal sistema di relazioni del territorio metropolitano, al dibattito del 2016 sulle privatizzazioni delle aziende di servizio romane, con i piani di rientro dal debito imposti dalla U.E, è evidente una sistematico tentativo di aggiornamento del ruolo delle aree metropolitane nella competizione globale, di cui il territorio metropolitano è non solo espressione, ma anche incubatore e germinatore.

Il dibattito sulla cosiddetta globalizzazione, in corso da oltre un ventennio, ha certamente fornito elementi di analisi importanti e consolidati sulle caratteristiche dell’attuale fase di dominio neo-liberista: dalla centralità del capitale finanziario, ai processi di delocalizzazione produttiva, all’abbattimento dei sistemi di tutela sociale affermatisi nei paesi dell’occidente capitalistico, ecc.. Un insieme di fenomeni che se complessivamente costituiscono i tratti comuni dell’attuale modello di accumulazione, assunti al di fuori della relazione di competizione inter-capitalista, perdono di capacità rappresentativa.

Ricostruire le relazioni tra fenomeni apparentemente diversi quali, ad esempio, la delocalizzazione produttiva e la concentrazione delle produzioni ad elevato contenuto immateriale e di conoscenza, senza confondere le dinamiche di processi produttivi profondamente diversi, ricostruire i “nessi interni”, è allora fondamentale per la comprensione dell’attuale modello di accumulazione. La dimensione spaziale e temporale della cosiddetta globalizzazione, a fronte di una dilatazione di scenari, ci propone condensazioni e precipitazioni delle contraddizioni nelle molteplici espressioni della competizione capitalistica.

E questo il contesto di riferimento che proponiamo per l’indagine delle aree metropolitane: in continuità con la centralità delle aggregazioni urbane nelle varie fasi del capitalismo, le metropoli urbane sono un fondamentale punto di incontro della dimensione finanziaria del processo di accumulazione e delle relazioni sociali e politiche.

Il nostro luogo di indagine è lo spazio geo-economico politico della U.E. con l’originale processo storico di costruzione di un polo plurinazionale, con la formazione, sulla spinta della competizione globale, di una dominante borghesia trans-nazionale europea.

Una comune area valutaria e un sistema di trattati sono le forme assunte dal processo di integrazione, con una strutturazione ordo-liberista multilivello capace di agire con forza vincolante ad ogni stadio politico decisionale. La combinazione di cessione di sovranità economico-finanziaria statale e crescita dell’integrazione economica e produttiva delle aree territoriali è il fulcro dello scardinamento del territorio nazionale inteso come sistema di relazioni economiche dominanti.

La dimensione spaziale propria della competizione globale, nello scenario della U.E. , si configura come uno storicamente inedito ridimensionamento dello stato nazionale, in cui le aree metropolitane si collocano al centro della dinamiche competitive del polo europeo. Le relazioni centro-periferia del modello statale nazionale si ridefiniscono in relazione al centro economico-produttivo egemone rappresentato dai paesi core della U.E., in cui le aree territoriali e metropolitane integrate o comunque funzionali al modello produttivo europeo ad alta composizione organica, sono elemento attrattivo di capitale e forza-lavoro qualificata e propulsivo della competizione globale.

Allora, il territorio ridefinito economicamente dalla strutturazione multinazionale delle forze produttive è il connotato della metropoli globale, la cui centralità è data dalla capacita di attrarre i flussi finanziari nell’appropriazione privata del patrimonio economico, sociale, culturale, territoriale.

La difficoltà a riconvertire gli apparati produttivi e di relazioni sociali e politiche territoriali nell’orbita della economia dei paesi dominanti della U.E. può segnare l’avvio di un processo di marginalizzazione dallo scenario economico e di declino strutturale.

Emblematica la condizione della metropoli di Roma in cui la scarsa capacità di relazione con il centro economico dei paesi U.E., con Il ridimensionamento dei flussi di finanza pubblica, dovuti ai vincoli di bilancio e di rientro dal debito imposto nei trattati, concorrono ad un evidente decadimento strutturale. Il taglio ai finanziamenti pubblici che avrebbe dovuto attivare il capitale privato nella gestione del territorio, non si è realizzata nelle forme necessarie. La borghesia cittadina in larga parte affaristica e speculatrice si conferma incapace di assumere progetti a lungo termine, ma soprattutto i flussi del capitale finanziario trans-nazionale non approdano nella capitale in maniera necessaria: l’area metropolitana romana non ha quelle caratteristiche sistemiche ed infrastrutturali idonee a convogliare investimenti produttivi; nonché, l’assenza di presidi industriali di alto profilo capaci di porsi a riferimento attrattivo di imprese in una logica di sistema. La composizione e i flussi di forza-lavoro sono prevalentemente legate alle attività a basso contenuto di valore aggiunto; il turismo, nonostante lo smisurato patrimonio storico, artistico, culturale a disposizione, non regge il confronto con altre realtà europee in cui la risorsa turistica è volano di in un sistema di valorizzazione integrato. Il paragone con Milano appare impietoso, l’area meneghina ospita la stragrande maggioranza delle aziende estere presenti sul territorio, con produzioni di fascia alta: digitale, tecno-manifattura, ricerca, agroalimentare, moda ecc. e soprattutto un sistema integrato capace di supportare le esigenze aziendali. I flussi di forza-lavoro ad alta scolarizzazione confermano i caratteri attrattivi dell’area metropolitana milanese.

L’abbandono della capitale da parte di aziende di fascia alta che approdano nel territorio milanese, valutando strategica la relazione con le strutture produttive ed economiche presenti nell’area crocevia delle relazioni con il centro economico della U.E., è la palese manifestazione di una divaricazione crescente delle prospettive economiche.

Il riprodursi ad un nuovo livello di sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di produzione degli squilibri tipici delle relazioni capitalistiche, assegna alle aree territoriali “pesi specifici” che ridisegnano il rapporto con la politica: la vicenda della nuova sede dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, con la sconfitta (?) della candidatura milanese; le insistenti sortite sulla centralità produttiva e pertanto politica di Milano nelle funzioni di rappresentanza nazionale; esprimono, nella diversità dei contenuti, il promanarsi dai territori di articolate dinamiche competitive, linfa per il consolidamento del polo geo-economico, politico imperialista europeo.

Gli esiti della strutturazione produttiva a dominanza finanziaria nelle aree metropolitane mette a nudo una filiera dello sfruttamento che opera sulle caratteristiche della composizione di classe capace di comprendere, spesso nell’ambito dello stesso processo produttivo, la precarietà deprofessionalizzata e le specializzazioni dell’economia digitale: soggetti produttivi interni al medesimo blocco sociale. Una composizione di classe frantumata dal modello di accumulazione flessibile rispondente alle necessità del capitale finanziario trans-nazionale.

Insomma, la complessità della competizione globale trova nella relazione con le aree metropolitane un fondamentale momento di raccordo delle sue espressioni, economiche, politiche, sociali, dalla cui combinazione emergono i tratti costitutivi del modello di accumulazione. Le aree metropolitane si confermano come punto di accumulo e di precipitazione delle contraddizioni, un punto di indagine decisivo delle relazioni di classe , un banco di verifica per ogni ipotesi politica e organizzativa interessata alla trasformazione sociale.

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