Friday, 23 December 2011 10:13

Le volenterose privatizzazioni del centro-sinistra Featured

A Bologna le tariffe dell'acqua restano alte e disattendono gli esiti del referendum. A Firenze il Comune vara la privatizzazione del trasporto pubblico. La mancata equità non è un problema solo del governo Monti.

ll 2011 si chiude all’insegna dell’ennesima truffa dopo il referendum a difesa dell'acqua pubblica. Decisamente in linea con la politica attuale di aumento delle spese con maggiori tasse, tariffe e imposte e diminuzione di salari e pensioni. È quanto in sostanza è stato deliberato anche in ambito ATO-BO, l’Ambito Territoriale Ottimale di Bologna e provincia, e che alla fine dell’anno va “in pensione” per essere sostituito da un unico organo regionale. Per assicurarsi la rendita dei prossimi anni quindi, ieri una riunione, organizzata pressochè in segreto da Draghetti e Burgin (presidente e assessore provinciale) per deliberare gli aumenti delle tariffe del servizio idrico per il 2012 e sul rinnovo della convenzione con Hera Spa per il periodo 2012-2015. In pratica, ha illustrato Rizzo Nervo, assessore ai lavori pubblici di Bologna, “la previsione fissata dalla convenzione 2008-2012 con Hera, era di 83,1 mmc/anno, ma solo nei primi due anni sono stati consuntivati volumi venduti inferiori per 8.3 mmc” e ciò “ha comportato minori ricavi per la copertura dei costi di servizio per 31 milioni di euro”. Per riparare al debito si sarebbe dovuto quindi o applicare un aumento del 25% sulle tariffe per il 2012, oppure spalmare lo stesso nei prossimi cinque anni., come dire.. se consumiamo meno acqua dobbiamo pagarla di più e  al “pagare il debito” dobbiamo abituarci o esser pronti a dare battaglia fino infondo. Per l'anno 2012 è stata indicata una tariffa media di 1,78e/mc che si tradurrebbe in un aumento di 21euro per famiglia media.. se si conta che la provincia di Bologna quasi un milione di abitanti è facile capire che si parla di cifre da capogiro!

L’assessore provinciale all’ambiente Burgin ha confermato la notizia e il comitato Acqua Bene Comune scende in piazza a dar battaglia. “Apprendiamo con grande disappunto che, malgrado le innumerevoli richieste di incontro, non si è voluto confrontarsi con il Comitato per l’acqua bene comune”. Alla richiesta di conoscere il contenuto della delibera infatti, l’assessore ha risposto che il comitato avrebbe potuto conoscerne il contenuto “dopo le delibere”. Il sentimento di totale mancanza di democrazia, a fronte della vittoria schiacciante del referendum di giugno, il Comitato per l’acqua bolognese ha organizzato un presidio in via S. Felice, davanti alla sede dell’ATO BO per bloccare l’entrata dei sindaci e la delibera “golpista” sulle bollette dell’acqua che ATO vuole aumentare per assicurare la rendita sulle bollette per i prossimi 4 anni. “Non potete aumentare le tariffe dell’acqua per far pagare ai cittadini la  remunerazione del capitale privato, dato che una schiacciante maggioranza di elettori italiani hanno espresso la loro volontà di non sottoporre l’acqua alle leggi del profitto e della speculazione finanziaria” gridava un manifestante contro i sindaci che tentavano di entrare nel palazzo.
Infatti la delibera approverebbe il rinnovo della convenzione con Hera spa per altri 5 anni, concedendole la libertà di caricare sulle tariffe la copertura di oneri finanziari (in altre parole “remunerazione del capitale) per presunti debiti che il gestore avrebbe contratto per assicurare gli investimenti necessari nel servizio idrico, ma che ATO BO non ha ancora verificato se esistano e in che misura. Anche da Imola giunge un comunicato in cui si chiede ai sindaci di non votare queste delibere. La verifica degli investimenti ad opera di ATO “è oggi indispensabile se si pretende di sostituire la remunerazione del capitale abrogata dalla vittoria referendaria con oneri finanziari non meglio identificati”.
Durante il presidio di ieri mattina sono volate monetine contro la Draghetti e contro i sindaci. Solo pochi di questi si sono fermati ad ascoltare ciò che i manifestanti avevano da dire. “Quella che è andata in scena è una farsa della democrazia, sindaci e amministratori provinciali e comunali che rispetto alle centinaia di migliaia di persone che hanno votato al referendum nella nostra provincia, hanno deciso provvedimenti  in totale solitudine. Qualcuno ci dica in quanti consigli comunali sono stati discussi questi provvedimenti.” È il tono perentorio del comitato Acqua Bene Comune che denuncia l’illegalità di queste delibere, fatte soltanto per far pagare ai cittadini tariffe salate, per pagare rendite e dividendi.
Un si unanime a tutto ciò che è stato avanzato da Draghetti e co., piena e compatta espressione del Partito Democratico in regione.

Il Consiglio Comunale di Firenze, nella giornata di ieri, ha approvato con il voto favorevole di PD, Lega, UDC, FLI, parte di IDV e con l’astensione di Cruccolini (SEL o ex SEL) la deliberazione del Sindaco Renzi con la quale si avvia il processo di privatizzazione di ATAF, l’azienda di trasporto pubblico locale. Con un voto trasversale che si dimentica e si contrappone all’esito del Referendum, con il quale oltre il 95% dei cittadini nella primavera scorsa si pronunciarono contro la privatizzazione dei beni comuni., i soliti politici per percorrere la strada dei loro interessi, dimostrano che il loro unico obbiettivo è quello di smantellare tutto ciò che è pubblico, in nome del profitto.
La Giunta Renzi, “il nuovo che avanza”calpesta ancora una volta i lavoratori, muovendosi per ridurne e comprimerne i diritti e le retribuzioni, e mettendo anche a grave rischio i livelli occupazionali nell’Azienda.
Quanto accaduto oggi deve servire da monito anche per i lavoratori del Comune e di tutte le Aziende partecipate, occorre tenere gli occhi bene aperti su quanto sta accadendo in Palazzo Vecchio e dintorni, ed essere vigili anche sul comportamento dei quei sindacati complici e collaborazionisti con le scelte dell’Amministrazione, perché indipendentemente da chi governa il paese e/o l’ente locale, in gioco è il futuro, il nostro e del lavoro pubblico inteso come bene
comune.
Un bene comune che, in nome del risanamento del debito pubblico che loro (i politici) hanno contribuito a generare, tentano oggi attraverso l’unità nazionale di smantellare.
Di fronte a quello che sta accadendo intorno a noi, indignarsi non basta più, occorre invece dare forti risposte, a partire dalla costruzione di un fronte di opposizione sociale che si batta con forza contro lo smantellamento dei servizi
pubblici e del welfare e che difenda le condizioni di vita di lavoratori, pensionati, precari e disoccupati dagli attacchi del Governo della BCE.

 

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